Molti dei pazienti che arrivano in terapia con problemi relazionali raccontano di aver subito o di aver praticato almeno una volta nella vita il ghosting oppure l’orbiting. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.
Ghosting
All’interno di una relazione in cui sembra apparentemente andar tutto bene, all’improvviso il partner scompare, senza neanche una parola o una minima spiegazione. Non risponde più alle chiamate, ai messaggi, e spesso cancella o blocca l’altro sui social. Si trasforma in un fantasma (in inglese ghost, da cui deriva la parola ghosting) privo di coraggio, che non lascia alcuna possibilità all’altro di chiedere e capire, abbandonandolo violentemente in uno stato di totale impotenza e sconforto.
Chi subisce tale pratica racconta di provare un forte senso di colpa per eventuali errori commessi, di essere perseguitato da continui rimuginìi e pensieri sulla relazione finita e di sentirsi inadeguato e non all’altezza. Ciò che viene compromesso maggiormente, infatti, è il livello di autostima.
La ferita che ciò provoca richiede tempi molto più lunghi per cicatrizzare, rendendo il normale processo di elaborazione della perdita maggiormente faticoso.
Ma chi avrebbe ancor più bisogno di un supporto è, in realtà, il partner che sparisce. Infatti, il cosiddetto ghoster presenta difficoltà a confrontarsi con l’altro e a gestire le reazioni di chi ha di fronte, per cui spesso si ritrova nella vita a fuggire dalle situazioni scomode. Il suo comportamento, secondo alcuni studi, deriverebbe da uno stile di attaccamento evitante presente durante l’infanzia con le figure di accudimento. In pratica, è probabile che egli stesso sia stato vittima di abbandono emotivo da piccolo, e che da adulto replichi la stessa modalità soprattutto quando una relazione si fa più intensa. Sparire gli permette, non solo di evitare il confronto, ma di fuggire anche dalla possibilità di soffrire e di essere nuovamente abbandonato, continuando ad avere la sensazione di mantenere il controllo della situazione.
Orbiting
Un fenomeno ancor meno chiaro e poco studiato che, come il ghosting, potrebbe avere a che fare con il controllo, è l’orbiting.
Strettamente legato all’utilizzo dei social network, è un comportamento che riguarda le separazioni in cui il partner che decide di lasciare il proprio compagno/a, pur dichiarando la volontà di chiudere ogni rapporto, continua ad esser presente, ad orbitare intorno alla vita dell’altro, attraverso like o visualizzazioni.
Questo atteggiamento ambivalente può essere destabilizzante per la persona che sta ancora elaborando la separazione. Infatti, chiudere un capitolo e andare avanti con una presenza costante che orbita intorno a noi come la luna, visibile ma irraggiungibile, rende tutto più complicato e potrebbe generare delle ansie o delle false speranze.
Pochi gli studi sulle motivazioni che spingono alcune persone a comportarsi in questo modo. Un’ipotesi riguarda la tendenza a voler controllare ancora l’altro emotivamente in modo tale da non perderlo del tutto. È un gioco tra il “ci sono – ma non ci sono”, un modo per lasciare una porta aperta restando costantemente bloccati nell’indecisione.
Il rischio per chi lo subisce, però, è di rimanere incastrato a sua volta, togliendo spazio alla possibilità di andare avanti e costruire una relazione sana.
