La parola resilienza, prima presente solo in ambito tecnico e psicologico, negli ultimi anni sta acquisendo sempre più popolarità anche nel linguaggio comune.
Ma di cosa si tratta esattamente?
Il termine, che deriva dal latino resilīre, ossia rimbalzare, saltare indietro, è usato in fisica e in ingegneria per indicare la capacità di un materiale di resistere ad un urto, assorbendo energia senza rompersi.
Nell’ambito della psicologia viene definita resiliente quella persona in grado di fronteggiare, in maniera adattiva e funzionale, una situazione difficile o un evento traumatico. Rappresenta, quindi, la capacità di ricostruirsi e riorganizzarsi positivamente nonostante le circostanze avverse, per poter ripartire con una marcia in più rispetto alla condizione precedente, dando un nuovo significato alla propria vita.
Prendiamo ad esempio uno sportivo professionista che, a seguito di un incidente, si vede costretto a lasciare il proprio lavoro e perde la possibilità di gareggiare. Se dopo questo evento il suo modo di vivere è caratterizzato solo da momenti di tristezza, depressione e mancanza di piacere nel fare qualsiasi cosa, allora probabilmente questa persona avrà bassa capacità di resilienza. Se invece, dopo una normale prima fase di sconforto, reagisce rimettendosi in gioco e divenendo un modello per altri che vivono situazioni analoghe, questo individuo dimostrerà di essere spiccatamente resiliente.
Ma questa caratteristica è innata o si può acquisire?
Recentemente alcuni studi hanno cominciato ad identificare i meccanismi che potrebbero essere alla base della resilienza ed essi sono, non solo di natura genetica, ma principalmente ambientale.
Ciò implica che potrebbe esistere una certa predisposizione innata di base ma, il contesto in cui l’individuo cresce, insieme all’esperienza personale, contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo di questa funzione, modificando le aree del cervello interessate.
Questa capacità può, infatti, emergere fin dall’età evolutiva, soprattutto in ambienti ricchi di stimoli e in presenza di cure adeguate che favoriscono lo sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo, ma è importante sottolineare che non si acquisisce in maniera definitiva.
Si tratta più propriamente di un processo che cambia in base alle circostanze e alle fasi della vita. Per questo è utile allenarsi costantemente alla resilienza, attraverso alcuni esercizi specifici, diversi in base alle caratteristiche individuali.
Aumentare la flessibilità, ad esempio, è uno degli aspetti su cui lavorare, poiché la rigidità è nemica della resilienza. In particolare, chi ha la tendenza al controllo e organizza dettagliatamente ogni minuto della propria giornata, potrebbe inserire volontariamente “un piccolo disordine”, ossia una piccola trasgressione all’interno della routine quotidiana. Questo aiuta a gestire con minor stress i possibili imprevisti che la vita ci propone.
Un altro esercizio utile potrebbe essere quello di mettersi alla prova di fronte ad una specifica situazione che ci fa sentire in difficoltà, stabilendo dei mini obiettivi giornalieri da raggiungere. Creare delle piccole sfide quotidiane, infatti, aiuta ad uscire dalla zona di confort e a superare i propri limiti.
Anche in ambito educativo è di fondamentale importanza che i genitori, evitando di essere iperprotettivi, propongano la piccola sfida quotidiana ai propri figli, affinché i bambini possano misurarsi con le difficoltà fin da piccoli, e abituarsi alla frustrazione causata da possibili insuccessi.
Talvolta il processo si fa più difficoltoso, ad esempio quando si è costretti a confrontarsi con eventi molto dolorosi, come lutti, separazioni o eventi traumatici. In questi casi è necessario dare spazio al sentire, passare attraverso il tunnel del dolore per poterne uscire fuori senza soccombere. Non sempre si riesce in questa impresa da soli e diventa indispensabile chiedere l’aiuto e il supporto di uno specialista che, valutando le caratteristiche personali, metterà in atto un intervento adeguato.
Sviluppare e potenziare la nostra resilienza è quindi possibile, lavorando costantemente sul modo in cui percepiamo tutto ciò che ci accade. Questo ci porta gradualmente a modificare la nostra reazione agli eventi della vita, e ad affrontare in maniera adattiva quelli particolarmente negativi.
Bibliografia e approfondimenti
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